NOTIZIA NOTIZIA LETTERATURA
La seconda metà dell’Ottocento è un periodo di grandi trasformazioni storiche e culturali. In Europa, la rivoluzione industriale ha modificato profondamente la società, favorendo lo sviluppo delle città, l’ascesa della borghesia e il progresso tecnologico. Tuttavia, questi cambiamenti hanno anche accentuato le disuguaglianze sociali, con il proletariato urbano e le classi contadine spesso in condizioni di miseria.
In Italia, il periodo successivo all’Unità (1861) è caratterizzato da difficoltà economiche e politiche. Il divario tra Nord e Sud si acuisce, con il Meridione che resta arretrato rispetto alle regioni settentrionali industrializzate. Il fenomeno dell’emigrazione diventa sempre più diffuso, mentre il brigantaggio viene represso con durezza dallo Stato.
In campo culturale, il Positivismo domina la scena, promuovendo una visione della realtà basata sull’osservazione scientifica e sulla fiducia nel progresso. Questo influisce anche sulla letteratura, dando vita al Verismo, un movimento che si propone di rappresentare la realtà con oggettività, senza idealizzazioni.
Un aspetto cruciale del periodo è la questione della lingua. L'Italia è unificata politicamente, ma linguisticamente frammentata: la maggior parte della popolazione parla solo il proprio dialetto, mentre l’italiano è conosciuto da una minoranza colta. La diffusione di una lingua nazionale è un processo lungo e complesso, reso necessario dall’amministrazione unitaria e dall’istruzione obbligatoria, ma che richiede decenni per affermarsi pienamente.
Uno dei principali esponenti del Verismo è Giovanni Verga, che con le sue opere descrive con crudo realismo le condizioni di vita delle classi più umili, in particolare nel Sud Italia. La sua scrittura riflette il problema della lingua: nei dialoghi dei suoi personaggi introduce elementi dialettali per rendere più autentiche le storie, pur mantenendo una narrazione in italiano. Tra i suoi capolavori spiccano I Malavoglia e Novelle rusticane, in cui emerge il concetto della “fiumana del progresso”, ovvero l’idea che il cambiamento sociale sia inarrestabile ma spesso distruttivo per i più deboli.
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